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BITONTO: SCOPERTA L'ARMERIA DEL CLAN "CONTE", A CUSTODIRLA UNA DONNA INCINTA

[ Pubblicato Sabato, 7 Agosto 2010 ]

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Dopo l’omicidio Cipriano i controlli a Bitonto si sono intensificati. Già nella giornata di giovedì la polizia aveva passato al setaccio locali e scantinati nelle disponibilità di pregiudicati e appartenenti alla malavita locale rinvenendo droga ed una pressa per il confezionamento dello stupefacente. I controlli sono proseguiti anche nella giornata di ieri ed hanno portato al rinvenimento di un vero e proprio arsenale nella cantina di uno stabile di via Sandro Pertini. Gli inquirenti ritengono si tratti dell’armeria del clan “Conte”, che vede la sua roccaforte proprio nella zona. Gli agenti della Squadra Mobile di Bari, coadiuvati da unità cinofile antidroga ed antiesplosivo, hanno scoperto nascoste nella cantina 7 pistole funzionanti, tra cui una penna in grado di esplodere un colpo d’arma da fuoco di calibro 22, un fucile a canne mozze risultato rubato a Monopoli nel 2003, giubbotti antiproiettile e passamontagna. Insomma tutto il necessario per un agguato armato. Nel locale sono stati inoltre rinvenuti e sequestrati anche mezzo chilogrammo di cocaina, un chilogrammo di hashish e 3 chilogrammi di marijuana per un complesso di 450 dosi già pronte pari ad un valore di circa 40mila euro. A detenere e custodire l’arsenale e la droga una donna incinta di 28 anni, l’incensurata Anna Palma Ricciardi, padrona dello scantinato. Con ogni probabilità la donna riceveva un mensile per la custodia dell’armeria. La Ricciardi è stata arrestata ed è ora piantonata presso il Policlinico di Bari. Un centinaio di metri più giù, sempre su via Pertini, i poliziotti hanno scoperto un sofisticato impianto di videosorveglianza composto da quattro telecamere funzionanti e quattro pronte per l’uso, tutte collegate ad una centralina che permetteva di controllare le immagini su un unico schermo da 60 pollici. Il costoso impianto era montato nell’appartamento del capo clan Domenico Conte, pluripregiudicato 40enne. L’uomo se ne serviva per sorvegliare le strade vicine alla sua abitazione ed il suo stesso appartamento al fine di scongiurare controlli della polizia ed eventuali attacchi da parte del clan rivale dei “Cipriano”. Tramite internet e mediante l’inserimento di alcuni codici era possibile controllare le telecamere da ogni parte del mondo. L’operazione ha permesso di scoprire in che modo operava ed opera il clan bitontino. Prevalentemente mediante l’utilizzo di donne, anche incinta come il caso della Ricciardi, incensurati e giovanissimi che per pochi euro sono disposti a svolgere le mansioni di pusher, vedette e custodi per del clan. “Una criminalità che non è seconda a nessuno” ha ribadito il capo della Squadra Mobile di Bari Fausto Lamparelli in conferenza stampa, riprendendo quanto già espresso dal Procuratore Laudati nei giorni scorsi.

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