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66° ANNIVERSARIO DEL BOMBARDAMENTO DEL PORTO DI BARI

[ Pubblicato Mercoledì, 2 Dicembre 2009 ]

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Due dicembre 1943. Sono circa le sette di sera di una fredda serata invernale. Non un preavviso o un allarme a destare sospetti nella popolazione barese: l’attacco al Porto coglie di sorpresa la città. Al comando dell’Autorità Portuale ci sono gli inglesi che ritengono molto improbabile un attacco da parte dei tedeschi. Bari è impreparata. In breve 105 bombardieri provenienti dai Balcani allungano le loro sagome di morte sopra la città. L’aviazione tedesca sgancia alcune bombe sul centro abitato e poi punta alle navi ancorate nel Porto, 36 circa. Sono quelle il vero obiettivo e infatti di lì a breve si scatena l’inferno. Decine e centinaia di bombe vengono sganciate sul Porto, le navi prendono fuoco e si alzano colonne di fumo che nonostante la brezza contraria penetrano in città. Il combustibile che si riversa in mare prende fuoco, accendendo lo specchio d’acqua antistante la città. Per giorni dopo l’attacco aereo il Porto continua a bruciare. Si contano le vittime e si scopre che sono più di 2000. Si tratta di una delle pagine più tragiche della storia di Bari. Stamattina in occasione del 66° anniversario di quegli eventi il Sindaco di Bari Michele Emiliano ha deposto una corona d’alloro alla presenza delle rappresentanze dell’associazione Nazionale dei Marinai d’Italia della sezione di Bari, dell’Autorità Portuale e della Capitaneria di Porto. Tra gli intervenuti c’è chi ricorda quanto accaduto quel giorno e si abbandona alla commozione. A raccontarci quanto avvenne quel tragico giorno è il signor Gaetano Santamato, classe 1931. All’epoca del bombardamento aveva 12 anni e aiutava il nonno svolgendo l’attività di palombaro all’interno del Porto di Bari.

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