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UDIENZA EX OSTAGGI IRAQ. SPINELLI "NON HO RECLUTATO NESSUNO"

[ Pubblicato Giovedì, 19 Novembre 2009 ]

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Stamattina Giampiero Spinelli ha deposto dinanzi alla Corte d’Assise di Bari perché imputato di aver reclutato insieme a Salvatore Stefio alcuni italiani in Iraq violando l'art.288 del Codice penale che vieta agli italiani di organizzare servizi di scorta e di vigilanza negli Stati in cui l'Italia ha in corso interventi militari, anche di peacekeeping. Le persone arruolate e poi sequestrate furono il pugliese Umberto Cupertino, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Fabrizio Quattrocchi. Quest'ultimo fu ucciso dai sequestratori mentre gli altri tre furono liberati dopo 56 giorni di prigionia. Durante le circa tre ore di deposizione Spinelli ha raccontato di tutte le tappe che lo portarono a lavorare per pochi giorni a Baghdad per conto della Dts di Paolo Simeone e Valeria Castellani. Collaborazione che era già stata stabilita durante l’accordo preliminare firmato ad aprile del 2004 con la “Presidium” di Salvatore Stefio. Spinelli ha raccontato che per ''l'accettazione del lavoro fu determinante il fatto che l'incontro durante il quale si parlò dell'ingaggio si svolse nel porto di Bari su un'imbarcazione della Marina Militare'' e che i contatti con lui, Umberto Cupertino e Vincenzo D'Adamo li curò direttamente ''per conto della Presidium il sottufficiale della Marina, Erasmo Pinasco'', in servizio in Sardegna nella Guardia Costiera. ''Rimanemmo entusiasti dell'incontro perché pensammo quasi che il lavoro avesse l'avallo della Marina'', ha sostenuto l'imputato. Dall’accusa di aver arruolato i suoi connazionali Spinelli si difende sostenendo di non aver mai ricevuto soldi “neppure a titolo di rimborso spese di viaggio dalla Presidium, che attraverso Stefio, contattò me, Cupertino, Agliana e Forese per andare in Iraq''. ''Il rimborso per le spese di viaggio - ha sottolineato - lo abbiamo avuto dalla Dts. Inoltre, con Simeone e Castellani facemmo riunioni e discutemmo del contratto che prevedeva servizi di sicurezza e scorta per personale della statunitense “Bearing Point”, impegnato nella ricostruzione. Questo lavoro, però, non andò a buon fine perché il personale della società americana decise di annullare il viaggio in Iraq. Quindi, i colleghi che poi furono sequestrati decisero di tornare in Italia, io fui invece assunto dalla statunitense Dyncorp International''.

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